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Intervista a Carlo Nocentini

07.09.11

Carlo Nocentini, 50 anni, architetto bolognese, si laurea in Architettura nel 1987 e si abilita alla professione nel 1989.
Consegue il Dottorato di Ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica nel 1991, è autore di numerose pubblicazioni sull’architettura del Classicismo e del Barocco.
Dal 1990 svolge attività libero professionale, occupandosi prevalentemente di ristrutturazioni, nuove costruzioni, arredamento e restauro di edifici monumentali, interventi dei quali si sono interessate numerose pubblicazioni tematiche.
Qui racconta l’esperienza in FAAC, dove ha rivoluzionato l’aspetto funzionale ed estetico di diversi uffici e zone dello stabilimento.
www.architettonocentini.com

L’intervento di rifunzionalizzazione degli spazi produttivi da riconvertire a uffici è iniziato nel 2010. Per diverse esigenze dell’apparato produttivo e dell’amministrazione dell’azienda FAAC, sono stati liberati spazi con diversi utilizzi e adattati, tramite aperture di finestrature e adeguamento degli impianti, alle nuove esigenze del terziario.
L’impostazione, voluta dalla direzione, è stata quella di creare dei vasti open-space che stimolassero il lavoro di gruppo, scelta inizialmente poco gradita per il timore di rumori fastidiosi e per la possibile perdita della privacy, ma che con il tempo si è rivelata molto aggregante e che, invariabilmente, favorisce il confronto.
Gli ambienti stessi da utilizzare (che in gran parte erano già adibiti ad uffici) erano fortemente connotati come capannoni industriali e si è scelto di non celare le loro forme con controsoffitti o altri rivestimenti, per rispetto alla storia stessa dello stabilimento e alla sua immagine precedente. Volutamente, sono state lasciate a vista le grandi travature in cemento precompresso, così come l’impiantistica di distribuzione dell’aria, di stratificazione della stessa; le canalizzazioni per i dati e l’elettricità sono state anch’esse lasciate esterne, sia per un fatto funzionale (la facile manutenzione) che estetico. Si trattava di trovare un’immagine che confacesse alle varie parti che si erano fino a quel momento sommate secondo le varie necessità e che, per la loro stessa consequenzialità, parlavano un linguaggio che rispecchiava il loro periodo temporale di realizzazione ma disomogeneo per loro stessa necessità. Questa immagine doveva a sua volta essere riproducibile nelle varie differenti parti e leggibile in qualunque momento ci si trovasse al suo interno.
Per questo è stato di grande aiuto l’uso dei colori, da un lato per “svecchiare” l’immagine sedimentata degli uffici nelle tonalità del bianco e del grigio, dall’altro per stimolare la fantasia e la produttività degli utenti.
Una prima timorosa e garbata proposta era stata fatta, in tal senso, nella nuova area del commerciale e del marketing, tutta basata sui toni del bianco e del grigio, per l’appunto. Mi permisi di suggerire di dipingere qua e là pareti nelle tonalità del lilla, del viola, del rosso. Nella zona dirigenza al primo piano suggerii dei più rassicuranti azzurro e nero. La straordinaria, quanto inaspettata, reazione positiva alle tinte vive motivò le scelte successive; a parte qualche critica, percepii che tutti avevano bisogno del colore e, abbandonati i timori, disposi che le nuove aree dovevano apparire con toni pastello che richiamassero anche i prodotti caratteristici dell’azienda, per questo iniziai a utilizzare i toni del blu e dell’arancione, caratteristici dei bracci meccanici e delle barriere, tipici della produzione FAAC.
Il primo “esperimento” fu la zona del SAT (Servizio Assistenza Tecnica), che per lungo tempo aveva ospitato uffici ed era caratterizzata da un ingombrante e assai vistoso controsoffitto a griglia in materiale fonoassorbente appeso al soffitto. Inizialmente si voleva abolire il controsoffitto, poi - valutato che in tale reparto l’open space poteva risultare assai rumoroso per il contemporaneo uso del telefono dei vari operatori - fu deciso di lasciarlo in essere. Dovendo dunque mantenerlo, si pensò che fosse meglio renderlo caratteristico e fu tinteggiato anche il soffitto con strisce colorate volutamente non corrispondenti a quelle del pavimento, come a voler sovrapporre due composizioni alla Mondrian o alla Van Doesburg contemporaneamente, per ricompitare in un unicuum spaziale perfettamente leggibile l’intero involucro. Anche le pareti furono trattate con lo stesso procedimento cromatico, nella voluta ricerca di contrapporre, o meglio giustapporre, a una campitura in senso orizzontale un'altra in senso verticale di colore differente.
La parte relativa alla progettazione meccanica ed elettronica ha investito un area ben più vasta, adiacente agli ambienti del SAT. Qui si sono recuperati spazi utilizzati come laboratori che, a loro volta, sono stati spostati in un’ex area produttiva baricentrica e strategicamente perfetta per tale utilizzo, anche per la sua stessa adiacenza al vasto cortile utilizzato anch’esso per laboratorio prove di meccanismi dimensionalmente più grandi.
Nell’area progettazione non erano presenti controsoffittature fonoassorbenti e si è quindi presa in considerazione la possibilità di adottare postazioni che la prevedessero al suo interno. In questo caso, la produzione di arredi sul mercato ha agevolato l’inserimento di pannellature colorate, perfettamente confacenti allo scopo di raggiungere la policromia necessaria. Tutte le parti impiantistiche sono state colorate di nero, se si eccettuano le ventole destratificanti (rosse in tutta l’azienda) e le grandi canalizzazioni per il trattamento aria (ovunque arancioni).  I grandi travoni precompressi sono stati trattati con il colore blu, in contrasto al soffitto bianco, e in questi ambienti si è fatto comunque largo utilizzo del grigio in differenti tonalità, a denotare un luogo più meditativo e di concentrazione.
Forti dell’esperienza della zona progettazione, si è proseguito con l’area controllo e finanza, un tempo utilizzata dalla progettazione stessa; i colori in questo caso si distendono, lasciando l’ingresso del bianco al posto del grigio. In questo caso non sono state utilizzate alcune pennellature fonoassorbenti ma, a lavori ultimati ci si può ritenere ragionevolmente soddisfatti del clima acustico ottenuto.
L’effetto “a catena” dirompente dell’ingresso del colore ha trovato poi sfogo in moltissime parti dell’azienda, dall’area mensa all’area produttiva vera e propria, e ora sta travalicando i confini interni ed emerge all’aperto, nel cortile interno. In un solo anno è andato a investire, oltre a quasi tutto lo stabilimento di Zola Predosa, anche le filiali di Torino e di Roma e verrà riproposto, dove possibile, nell’ambito di future ristrutturazioni si spazi del gruppo nel tentativo di conferire un aspetto di “family feeling” che accomuni le varie manifestazioni del marchio FAAC nelle varie parti del mondo.

   





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